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09 LUG 10
Presentazione del libro 'Fuori luogo'

 
 

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L'ASSEDIO CONTRO LE LIBERALIZZAZIONI
In un libro i retroscena e le origni di una battaglia a favore dei consumatori
 
di Matteo Lepore

Nel 2006, mentre il Governo dell’Unione si reggeva per miracolo su una manciata voti al Senato, una task force guidata da l’allora ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani lavorava in gran segreto per realizzare alcune riforme con effetti significativi sulla vita della gente comune. Era la prima lenzuolata. il provvedimento conincise con il picco più alto nella fiducia dell’opinione pubblica verso il centro-sinistra (63% secondo il sondaggio mensile Ipr-Marketing per Repubblica.it). Un impatto pari ad una manovra finanziaria da 8 miliardi di euro, con effetti sulla vita di ognuno di noi. Risorse sottratte alle corporazioni – tassisti, farmacisti, avvocati, banche, assicurazioni – gruppi influenti sui politici di destra e di sinistra. Una battaglia politica e culturale coraggiosa i cui esiti positivi sono oggi messi in discussione dalla maggioranza di centro-destra e dalle lobby. Ne abbiamo parlato con Antonio Lirosi (consigliere del ministro Bersani per le liberalizzazioni)
ed Enrico Cinotti (giornalista), ospiti della Festa de l’Unità di Bologna e autori del libro “L’Assedio – il difficile cammino delle liberalizzazioni a favore del cittadino-consumatore” (Aliberti editore).

Dal 4 agosto 2006, finalmente, gli italiani avrebbero potuto acquistare farmaci da banco a prezzi scontati fuori dalle farmacie tradizionali, risparmiare tempo e denaro nei risarcimenti assicurativi grazie all’indennizzo diretto per la RC Auto, fare a meno del notaio per il passaggio di proprietà di un veicolo. Ma anche cambiare conto corrente senza pagare pegno alla propria banca. Per la prima volta, sono state colpite le rendite di posizione in modo incisivo. Nell’aprile 2007 è seguito il secondo pacchetto delle liberalizzazioni, con misure quali l’abolizione dei costi fissi di ricarica dei cellulari, l’istallazione di tabelloni comparativi dei prezzi dei carburanti, l’obbligo per le compagnie aree di indicare il prezzo effettivo e finale del volo, la portabilità del mutuo senza costi. Venne anche facilitato l’accesso ad attività di parrucchiere, barbiere, estetista, pulizia, facchinaggio ed autoscuola.

Il vostro libro spiega in modo chiaro le misure a favore del cittadino consumatore. Iniziative ricordate con il nome di liberalizzazioni, che suscitarono le resistenze delle lobby e commenti sospettosi a sinistra. Cosa significa realmente liberalizzare?
A.L.: In senso tecnico si intende per liberalizzazione l’apertura di un mercato protetto o un monopolio favorendo la concorrenza e la presenza di più operatori. Non a caso Bersani definì i suoi provvedimenti “lenzuolate” e non liberalizzazioni. Si trattava, infatti, di un complesso di misure tra cui le liberalizzazioni, ma anche semplificazioni burocratiche e riduzioni di privilegi corporativi. Fu la conseguenza di un’elaborazione partita anni prima all’interno dei Democratici di Sinistra e confluita nel programma dell’Unione. Nella cultura della sinistra entrava un nuovo concetto: la figura del cittadino consumatore accanto a quella tradizionale del lavoratore. Attorno ad essa, si scelse di fare ruotare l’azione politica. La liberalizzazione di una piccola quota dei farmaci da banco è l’esempio più chiaro dell'utilità di questa evoluzione. Si sono creati cinque mila nuovi posti di lavoro per giovani laureati e tre mila nuovi esercizi commerciali, con un calo dei prezzi al consumo pari al 15-20%. Se non è una misura di sinistra questa…

Alcuni commentatori hanno sostenuto che le lenzuolate, in realtà, avrebbero avuto un effetto minimo. Misure ridicole, quando per promuovere la vera concorrenza in Italia sarebbe stato necessario “ben altro”. Come rispondete?
A.L.: In conclusione del libro riportiamo una sintesi dettagliata degli interventi compresi nei tre pacchetti Bersani, con una descrizione dei risultati raggiunti e delle criticità incontrate. Il terzo purtroppo non si concluse causa la caduta del Governo. Per capire l’entità della scossa, basta guardare ai dati. Solo la misura sulle ricariche dei cellulari ha comportato un risparmio per i cittadini pari a 2 miliardi di euro l’anno. La cancellazione d’ufficio delle ipoteche dopo avere estinto un mutuo ha prodotto un risparmio annuo di 100 milioni di euro, soldi rimasti alle famiglie. Un misura redistributiva, poichè i notai sono i primi contribuenti in Italia. L’eliminazione dei costi fissi dei conti correnti è valsa 230 milioni di euro l’anno e potrei continuare. Tra il 2008 e il 2009, le 36 mila operazioni di portabilità dei mutui hanno raggiunto quota 3,6 miliardi di euro. Sono cose ridicole? Qualcuno vuole ridurne la portata promuovendo senso di sfiducia verso questa buona politica.
E. C.: Non si può sminuire un’azione legislativa così importante. Solo l’abolizione dei costi fissi per la ricarica dei cellulari vale quanto l’operazione social card e bonus famiglia del Governo Berlusconi. Semmai, in momento di crisi economica come quello attuale, impallidisce quanto il centro destra ha investito finora per le famiglie: 3 miliardi di euro. Le lenzuolate hanno comportato un risparmio di tre volte superiore, ridotto l’inflazione e creato nuovi posti di lavoro.

Quali sono stati i veri nemici delle lenzuolate?
E.C.: L’avere messo in primo piano il cittadino consumatore in quanto soggetto più debole del mercato, vittima ogni giorno di extracosti e clausole vessatorie, ha dato fastidio ha coloro i quali hanno costruito ingenti profitti sulle rendite di posizione, convinti di essere intoccabili. Un certo tipo di politica ha sempre considerato inamovibile questo sistema, all’interno del quale non vige il diritto bensì “l’italiana maniera”. Ma non credo sia un fatto di destra o di sinistra. Stiamo parlando di norme di buone senso e che come tali dovrebbero essere bipartisan.
A.L.: Tutti i poteri forti e le categorie economiche hanno accerchiato il Governo Prodi. Un vero e proprio assedio condotto da banche, assicurazioni, compagnie telefoniche, ordini professionali, commercianti, farmacisti, tassisti, dai media controllati dai poteri forti. Nonostante questo e nonostante i ricatti politici di cui era vittima la maggioranza di governo, due pacchetti su tre sono arrivati in Gazzetta Ufficiale. Il loro successo ha lasciato il dente avvelenato agli intoccabili. Alcune corporazioni hanno reagito facendo rumore. Non si era mai vista una manifestazione di benestanti farmacisti in camice bianco lungo le vie di Roma. Altri si sono mossi silenziosamente come i notai, presenti in Parlamento da veri lobbisti. Abbiamo assistito  a curiose alleanze
perfino tra le fila dell'Unione: Rifondazione Comunista che si schierava con i farmacisti oppure Di Pietro che per le assicurazioni RC auto sosteneva i dipendenti del PRA, doppione del registro della motorizzazione, pagato due volte dal cittadino.

Telefonate, lettere, migliaia di segnalazioni e proposte arrivarono al Ministero dopo la prima lenzuolata. Cosa è rimasto di quel momento di riscossa civile?
A.L.:
Dalle lenzuolate è nato un movimento spontaneo. I cittadini si sono sentiti più forti come se fosse stata scoperchiata una pentola a pressione. Al ministro arrivarono numerose segnalazioni, molte delle quali recepite. Il problema politico di fondo è però che, nonostante l’attivismo delle associazioni dei consumatori, le lobby organizzate hanno sempre avuto un peso maggiore. Ancora oggi gli interessi dei cittadini non hanno una rappresentanza efficace. A mio avviso, si sente l’urgenza di un partito geneticamente predisposto a condurre tali battaglie. All’interno di una sinistra eterogenea, fino ad ora, Bersani ha svolto questo ruolo in tandem con Prodi.

Oggi qual è il nuovo fronte con la maggioranza di centro-destra al governo?
A.L.: Il primo grande tema è la riforma delle professioni, che si tentò già sotto il governo Prodi, ma il ministro incaricato di allora, Mastella, decise di impegnarsi su altre priorità. E’ interesse soprattutto delle nuove generazioni che si proceda. Gli oltre 27 ordini rappresentano una barriera all’entrata per migliaia di giovani praticanti, sfruttati come portaborse per decenni, prima di potere iscriversi all’albo e aprire un proprio studio. Servirebbe una nuova scossa civica per sbloccare una situazione che tocca da vicino la vita di milioni di professioni. Un’altra sfida importante riguarda la Class action, da rivedere e rendere pienamente utilizzabile anche per cause di poche decine di euro, dove il costo della giustizia è molto più alto del danno. Un meccanismo, questo, che permette alle grandi imprese di servizi di rimanere impunite. Esistono, infine, mercati in cui le liberalizzazioni andrebbero rilanciate. Penso al settore farmaceutico con la libertà di vendita dei farmaci di fascia C.
E.C.: Ogni misura che abbiamo descritto ha avuto il merito di tutelare il potere di acquisto e creare nuova occupazione. Dal mio punto di vista, servirebbe ancora maggiore trasparenza nel sistema dei rifornimenti di carburante. Nella burocrazia regionale si scontano ancora molte difficoltà per l’apertura di stazioni di benzina presso la grande distribuzione. Servirebbero più fonti di approvvigionamento per il gas, al fine di garantire costi più convenienti all’utente finale. Il messaggio che vogliamo lanciare è che la concorrenza fa bene e che la partita non è affatto persa. Occorre difendere le misure assunte e andare avanti. Se la politica cambierà il proprio perno e si concentrerà sui diritti del cittadino, allora sarà possibile davvero giocare una nuova partita dal basso.


Antonio Lirosi, economista, è dirigente al Ministero dello sviluppo economico. È stato consigliere del ministro Bersani per le liberalizzazioni, capo dipartimento per la regolazione del mercato, direttore generale per la tutela dei consumatori e, nel corso del 2008, garante per la sorveglianza dei prezzi (Mister Prezzi).

Enrico Cinotti, giornalista del settimanale Il Salvagente, segue da più di dieci anni il mondo dei consumatori. Ha collaborato per gli stessi temi con quotidiani e trasmissioni televisive. 
 
 
1° Forum NewBo: cercasi Sindaco per cultura e scienza

Con questo primo Forum, la redazione di NewBo inizia una propria indagine sulla città di Bologna attraverso le opinioni dei protagonisti della vita sociale e culturale. Lo scopo è quello di ripartire dall’analisi della realtà, da una riscoperta di quanto ci passa sotto gli occhi tutti i giorni alla ricerca di una nuova prospettiva. La nostra convinzione è che la politica locale non possieda oggi ricette pronte, ma solo stracotte. Paradigmi stanchi e spesso inutilizzabili. Non vogliamo cadere nel dibattito città al tramonto si o no, ma vorremmo al contrario passare direttamente alla costruzione di idee nuove animate dalla febbre del fare (come recita un documentario sulla Bologna anni ’50, in queste settimane nelle sale).