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IL PRIMO FESTIVAL SOCIALE DELLE CULTURE ANTIFASCISTE
Al Parco delle Caserme Rosse la reazione della società civile
 
di Matteo Lepore

Antifascismo, dibattiti, musica, proiezioni e letteratura sono gli ingredienti del primo Festival sociale delle culture antifasciste che si svolgerà a Bologna, dal 29 maggio al 2 giugno, nel parco delle Caserme Rosse. Organizzato da una rete informale di donne, uomini, singoli, gruppi, associazioni e movimenti che si riconoscono nei valori dell'antifascismo, il festival ha un ampio calendario di appuntamenti. L’immagine simbolica di quei luoghi  è rappresentata dal muro delle fucilazioni delle Caserme Rosse, centro di detenzione, smistamento e eliminazione dei rastrellati dal nazifascismo a partire dalla primavera del 1944. Nel leggere le parole di Pier Paolo Pasolini riproposte dagli organizzatori in calce alla presentazione della rassegna, il nostro paese ci appare come conservato in un blocco di ghiaccio: “l’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo” (Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove n. 36, 6 - 1962).

Il muro delle Caserme RosseAlla base del progetto, risiede l'urgenza di una presa di coscienza politica e sociale, al pari di una scossa. Una spinta che troverà spazio attraverso differenti modalità e momenti, a partire dai tavoli di discussione su revisionimi, memoria sotrica e proibizionismo. Oppure tramite la poesia, il teatro, il fumetto e la musica di partigiani e militanti. Segni incisivi di una dimensione storica che rischia di perdersi nel tempo. Le mostre fotografiche trattano diversi temi di interesse e attualità della cronaca italiana ed europea. Foto che raccontano storie di migranti, rom e dei Balcani, dalle quali si possono avere ottimi spunti per riflettere  sull’ubriacatrua di stupidità, perbenismo e soprusi che ci caratterizzano: “la marea dello sviluppo si ritira e lascia solo scorie e detriti”. E' cosi che la retorica politica deteriore si trasforma in cultura, tornando egemone in molte aree del nostro paese. La destra pare non avere rivali nella società dell’isolamento all’insegna della sicurezza come priorità a tutti i costi.

La Cultura?La reazione della società civile diventa ogni giorno più difficile di fronte a tutto ciò e molte delle forme note di antifascismo risultano superate nei fatti. L’aumento degli episodi di violenza in Italia nei confronti di attivisti politici, gay, lesbiche, trans, migranti, rom e sinti, senzatetto, mendicanti e di quanti appaiano “non allineati” sono solo la punta dell’iceberg di una diffusa cultura dell’intolleranza. Questi episodi trovano terreno fertile nel cortocircuito tra politica e società che fa dell’egoismo, dell’arroganza e della sopraffazione i nuovi valori culturali della “modernità”. A partire da queste riflessioni, i promotori del festival dichiarano di volere inaugurare un nuovo metodo partecipato, aperto ai contributi di quanti si riconoscono nella cultura e nei valori dell’Antifascismo.

La centralità dell’iniziativa sarà data ai diversi contenuti, espressione di una cultura antifascista, che affonda le sue radici nei concetti di giustizia, eguaglianza e solidarietà per ricostruire una sensibilità comune forte, capace di indignarsi di fronte alla prepotenza.
Il programma prevede oltre 90 appuntamenti, un grande momento di condivisione per socializzare percorsi, condividere e confrontare idee, proposte e risorse.

Link Utili:


Il programma del Festival
L'ANPI di Bologna
 
 
1° Forum NewBo: cercasi Sindaco per cultura e scienza

Con questo primo Forum, la redazione di NewBo inizia una propria indagine sulla città di Bologna attraverso le opinioni dei protagonisti della vita sociale e culturale. Lo scopo è quello di ripartire dall’analisi della realtà, da una riscoperta di quanto ci passa sotto gli occhi tutti i giorni alla ricerca di una nuova prospettiva. La nostra convinzione è che la politica locale non possieda oggi ricette pronte, ma solo stracotte. Paradigmi stanchi e spesso inutilizzabili. Non vogliamo cadere nel dibattito città al tramonto si o no, ma vorremmo al contrario passare direttamente alla costruzione di idee nuove animate dalla febbre del fare (come recita un documentario sulla Bologna anni ’50, in queste settimane nelle sale).