Agenda
09 LUG 10
Presentazione del libro 'Fuori luogo'

 
 

BabeleBlog
 
 
 
SIAMO CAPACI DI ESSERE LIBERI?
Un nuovo modo di ragionare di fronte ai blocchi della società
 

di Matteo Lepore

A Bologna, il premio Nobel Amartya Sen è intervenuto recentemente alla presentazione del Bilancio 2008 di Coop Adriatica, ricordando come la crisi economica attuale dimostri il limite massimo dello scopo di lucro individuale. Il mercato può essere sì un’opportunità per creare ricchezza, ma la libertà rischia di soccombere in assenza di “strumenti sociali”. Al centro del suo lavoro di ricerca, Sen propone una teoria dello sviluppo umano imperniata sulle “capacità”, intendendo lo sviluppo come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani. In quest’ottica, la libertà è descritta dall’economista indiano come la capacità degli individui di ottenere ciò cui essi danno valore e aspirano. Quando Sen identifica la libertà con “la possibilità di fare”, egli intende un concetto di libertà positiva. L'ottica nuova è rappresentata da un modo nuovo di ragionare sulla povertà, da sempre analizzata con un unico indicatore: il reddito.

La disuguaglianza dei redditi può differire anche in modo sostanziale dalle disuguaglianze in diversi altri spazi. Per valutare chi è povero non è utile osservare il solo possesso di risorse, poiché gli individui differiscono molto nelle loro capacità di convertire queste risorse nei propri progetti di vita. Dato un livello di reddito, la nostra abilità di convertirlo in benessere è influenzata da una pluralità di fattori genetici, sociali e ambientali. Allo stesso tempo, variabili quali il clima sociale, la geografia, la violenza, il crimine e i servizi pubblici agiscono sulla qualità della vita. Per esempio, una carenza di servizi sociali in una particolare regione può comportare un onere per le famiglie che sempre più spesso si rivolgono a strutture private. 

Freedom VS Equality” 1= Vi è una sostanziale differenza tra una visione basata sulle capacità rispetto ad una visione che parta dai soli diritti. Nel primo caso, infatti, si prendono in considerazione le condizioni di vita reali delle persone, ciò che le persone sono effettivamente in grado di fare, cosa sono libere o non sono libere di scegliere. Avere un diritto nominale non garantisce affatto il suo rispetto. Le teorie di Sen sono applicate in tutto il mondo attraverso l’Indice di Sviluppo Umano dei vari paesi, ma si possono trovare esemplificazioni anche nel nostro paese. Tutti i cittadini sono considerati uguali secondo la Costituzione, ma se guardiamo i dati relativi alla mobilità sociale italiana nel 2005, in media, il 20,2% dei figli di imprenditori e di liberi professionisti rimaneva nella stessa posizione dei propri padri, mentre solo il 3% dei figli di operai riusciva a diventare imprenditorie, dirigente o libero professionista (Antonio Schizzerotto, La mobilità sociale in Italia, 2005). Anche oggi, essere un figlio di un libero professionista è quasi un’assicurazione sulla vita. Solo il 18,9% dei figli di imprenditori, liberi professionisti e dirigenti scende verso una fascia sociale considerate inferiore per reddito, mentre ben 7 figli di operai su 10 sono destinati a fare gli operai. Un altro caso riguarda la cosiddetta categoria dei “precari” o delle nuove generazioni in ingresso nel mercato del lavoro con contratti a progetto, a tempo determinato o partita IVA. Una fascia della popolazione incapace di vedere il proprio futuro, con un minimo di serenità.

Affrontando il tema “globalizzazione, sviluppo e cooperazione”, Sen ha sostenuto che l’attuale crisi deve essere l’occasione per ripensare il capitalismo. Non nell’ottica di un suo superamento, ma di un recupero di alcune condizioni fondamentali per un mercato libero: la fiducia reciproca e la necessità di istituzioni che affianchino il mercato che si auto regola. L’aumento del benessere economico ha fatto sì che si potessero accettare obblighi sociali prima impensabili. Ad esempio, solo grazie alla crescita del capitalismo si è potuta estendere la responsabilità dello Stato e della società civile. Il mercato, dunque, può essere una grande alleato della libertà, ma occorre che due principi siano affermati: il principi distributivo e il principio della partecipazione per dare priorità ai bisogni dei più deboli.

Enjoy capitalism” 1= Riferendosi in modo particolare al mondo della Cooperazione, Sen ha sottolineato quanto sia strategico il ribaltamento delle priorità politiche in Europa per ottenere un urgente impegno comune verso il mantenimento dell’occupazione, il rafforzamento dell’economia reale, lo sradicamento della povertà, la diffusione della democrazia. L’invito di Sen è chiaro: guardiamo alle condizioni materiali della vita delle persone e ai processi che contribuiscono a determinarle. Servono politiche pubbliche, ma anche autorganizzazione e volontà di partecipare dal basso in ogni dimensione della vita umana, in primis quella economica. Un aspetto ancora troppo sottovolutato dalla sinistra del nostro paese.

 
 
1° Forum NewBo: cercasi Sindaco per cultura e scienza

Con questo primo Forum, la redazione di NewBo inizia una propria indagine sulla città di Bologna attraverso le opinioni dei protagonisti della vita sociale e culturale. Lo scopo è quello di ripartire dall’analisi della realtà, da una riscoperta di quanto ci passa sotto gli occhi tutti i giorni alla ricerca di una nuova prospettiva. La nostra convinzione è che la politica locale non possieda oggi ricette pronte, ma solo stracotte. Paradigmi stanchi e spesso inutilizzabili. Non vogliamo cadere nel dibattito città al tramonto si o no, ma vorremmo al contrario passare direttamente alla costruzione di idee nuove animate dalla febbre del fare (come recita un documentario sulla Bologna anni ’50, in queste settimane nelle sale).