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L’OCCHIO PRIVATO: COME REINVENTARE UNA VIDEOTECA AI TEMPI DEL DOWNLOAD
 

di Francesco Merini e Federico Scagliarini

Nel 2007 stava per chiudere l’Occhio privato, l’ultima videoteca d’essai del centro di Bologna. Grazie all’iniziativa dell’associazione culturale Parigi 11, formata da un gruppo amici, professionisti nel campo dell’arte e della comunicazione, l’Occhio privato ha cambiato pelle e continuato a vivere. Francesco Merini e Federico Scagliarini, che partecipano al progetto, ci raccontano questa esperienza.

Inch Eye” 1=Il circolo videoteca l’Occhio privato di via Parigi, nel centro di Bologna, è nato nel 1988 per iniziativa di due cinefili: Massimo Gaiba, giornalista e imprenditore, e Valeria Dalle Donne, che si occupa delle attività editoriali della Cineteca. Fin dall’inizio, il catalogo dell’Occhio privato si è distinto per la ricchezza di titoli rari e d’essai, che nei primi anni di attività ne hanno fatto un piccolo paradiso per cinefili e studenti del DAMS. Come ci ricordano i due fondatori, da via Parigi sono passati in tanti: dal campione del mondo di motociclismo Mick Doohan, alla stella della Virtus Sugar Ray Richardson, da Isabella Ferrari a Pino Cacucci.

Per tutti gli anni Novanta, l’Occhio privato ha costituito un punto di riferimento per gli appassionati di cinema del centro cittadino. Poi le cose sono cambiate. La diffusione del digitale, in tutte le sue forme, ha reso sempre più fragile l’offerta delle videoteche e anche l’Occhio privato si è dovuto arrendere al download e alla pay tv.

 Locandina del regista del mese” 1= Nel 2007 l’Occhio privato era in procinto di chiudere. Con un gruppo di amici, impegnati in vari campi dell’arte e della comunicazione, è nata l’idea di continuarne l’esperienza. Ci siamo costituiti in associazione e con una spesa molto esigua ne abbiamo rilevato l’attività. Perché? È una domanda che ci hanno fatto in tanti. La risposta è che in un luogo ormai svuotato di senso ne abbiamo visto uno nuovo, molto forte, che passa attraverso l’offerta di contenuti e di socialità. A monte di questa decisione c’è insomma una piccola sfida al sistema: è possibile anteporre contenuti e socialità al mondo un po’ freddo del digitale e delle multisale? Può una piccola videoteca continuare a esistere puntando su questi elementi?

Da subito abbiamo rinnovato i locali, il sito internet e reinventato l’identità visiva del luogo. Ogni associato ci ha messo del suo: chi in termini di comunicazione, chi di grafica, chi di contenuti. Oggi l’Occhio privato non è più solamente una videoteca: è uno spazio piacevole in cui sostare, incontrarsi. Uno spazio che riesce ad autofinanziarsi e contribuisce a rendere viva una piccola strada del centro storico.

 uno degli incontri organizzati presso la sede con Giampiero Rigosi” 1=Attraverso varie formule invitiamo i nostri associati a scoprirne il catalogo. C’è un regista del mese, ci sono dei percorsi tematici e storici, ci sono delle novità organizzate secondo criteri articolati. Ogni tanto organizziamo dei piccoli eventi: nel giugno del 2008, per esempio, abbiamo ospitato Jeff Dowd, il produttore americano che ha ispirato i fratelli Coen per il personaggio del Drugo del grande Lebowski.

Il prossimo ottobre avremo allungato la vita del Circolo di tre anni e arricchito il catalogo di un migliaio di nuovi titoli. Il bilancio che possiamo trarre al momento è che si possono ottenere dei piccoli risultati con un grande sforzo. Occorrono molti contenuti e molta socialità per raggiungere dei piccoli traguardi e continuare a far vivere l’Occhio privato. Di recente si è tesserato Dalibor Bagaric, centro della Fortitudo. Speriamo che stiano per tornare tutti i campioni di un tempo.


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1° Forum NewBo: cercasi Sindaco per cultura e scienza

Con questo primo Forum, la redazione di NewBo inizia una propria indagine sulla città di Bologna attraverso le opinioni dei protagonisti della vita sociale e culturale. Lo scopo è quello di ripartire dall’analisi della realtà, da una riscoperta di quanto ci passa sotto gli occhi tutti i giorni alla ricerca di una nuova prospettiva. La nostra convinzione è che la politica locale non possieda oggi ricette pronte, ma solo stracotte. Paradigmi stanchi e spesso inutilizzabili. Non vogliamo cadere nel dibattito città al tramonto si o no, ma vorremmo al contrario passare direttamente alla costruzione di idee nuove animate dalla febbre del fare (come recita un documentario sulla Bologna anni ’50, in queste settimane nelle sale).